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esplorazione di luoghi non comuni

#7 Trellick Tower, Londra

Stavolta ci spostiamo a Londra, a nord di Notting Hill. Lasciamo da parte le sue inflazionate strade di dimore esclusive per esplorare una protagonista dell’architettura popolare degli anni Settanta: la Trellick Tower. Se siete mai arrivati nella capitale da ovest, sicuramente l’avete notata. È una gigantesca torre residenziale in stile brutalista, a forma di parallelepipedo alto e sottile, con la facciata interamente ricoperta da balconi e una distintiva torre laterale per l’ascensore e i vani tecnici, poco più alta, collegata al blocco tramite una serie di corridoi. Dopo averla osservata tante volte passando in bus da Oxford a Londra, ed essere rimasta affascinata dal suo impatto visivo – soprattutto di sera, quando le oltre duecento finestre sono illuminate da lampadine con luci tutte leggermente diverse tra loro – mi sono ritrovata in zona un mesetto fa e ho deciso di andare a vedere la torre dalla base.

Il tema dell’edilizia popolare mi appassiona da anni, e questa è solo una piccola parte di tutto quello che ci sarebbe da vedere e da dire sul tema. Ai miei occhi, la Trellick Tower rappresenta tante cose tutte insieme: sintetizzando, potremmo dire che è allo stesso tempo il meglio e il peggio che il social housing britannico abbia prodotto nel secondo dopoguerra, e infatti non ha smesso di suscitare impressioni molto discordanti, sin dalla sua progettazione negli anni Settanta. Dando un’occhiata anche solo online, si possono trovare accesi dibattiti, articoli e reportage sulla Trellick tower, con un range di opinioni che va dall’odio puro, allo sbeffeggio, all’apprezzamento anche un po’ nostalgico. C’è infatti chi lo vede come simbolo per eccellenza dell’emarginazione sociale delle classi meno abbienti, chi come un cazzotto in un occhio anche solo dal punto di vista architettonico, chi invece tesse le lodi degli interni e della solida progettazione, e chi lo reputa un gioiello d’altri tempi, che le case popolari, come si facevano un tempo, non le fanno più (tra l’altro, è anche un edificio classificato di grado II*, cioè di fatto un monumento protetto dallo stato in quanto considerato di particolare valore storico, architettonico o culturale)… E poi c’è chi ci guadagna, se consideriamo che uno degli appartamenti al suo interno è stato recentemente messo in vendita per la cifra di 900.000 sterline, ossia ben oltre un milione di euro. Vediamo però brevemente la storia di questo edificio così controverso.

Alla fine degli anni Sessanta, il Greater London Council commissiona un progetto per alloggi popolari nel quartiere di Kensal Green, nella zona ovest di Londra, confinante con Notting Hill e il distretto di Kensington and Chelsea. Con la nuova costruzione si intende rispondere all’emergenza abitativa e a sostituire numerosi edifici ormai fatiscenti di epoca vittoriana. A vincere la gara è Ernö Goldfinger, un architetto di origine ungherese famoso per le sue linee prima moderniste e poi brutaliste, con cui aveva già progettato diversi negozi e altri edifici a Londra, tra cui la Balfron Tower, molto simile alla Trellick ma un po’ più piccola, e la sua stessa abitazione di famiglia a Hampstead, oggi diventata una casa-museo. La costruzione inizia nel 1968 e la torre viene inaugurata nel 1972. È un blocco di 31 piani alto 98 metri, contenente 217 alloggi di varia tipologia, ed è stato progettato con grande attenzione verso i comfort dei futuri inquilini: interni luminosi con ampie finestre, vista mozzafiato su Londra, stanze relativamente spaziose, ascensori moderni, reception, servizi per i residenti. Goldfinger infatti era convinto che tutti avessero diritto a uno spazio abitativo dignitoso e piacevole, a partire proprio dalle famiglie che non potevano permettersi altro se non un alloggio popolare. Ai tempi della Balfron Tower, per assicurarsi che la vita in un edificio simile fosse veramente funzionale e comoda per i suoi inquilini, l’architetto era addirittura andato ad abitare per alcuni mesi in uno degli appartamenti, raccogliendo le impressioni e i suggerimenti degli altri abitanti per capire quale aspetto potesse essere migliorato.

Nonostante fosse quindi stata progettata con tutti i crismi, fin dai primi tempi la Trellick sviluppa una brutta reputazione. In primo luogo, il brutalismo era già considerato uno stile stanco, soprattutto per il caratteristico uso del cemento a vista che si era diffuso in molte città europee e che molti vedevano come freddo e disadorno, a maggior ragione se usato per un grattacielo ad uso abitativo. In secondo luogo, alcuni degli elementi valorizzanti della Trellick non vengono veramente realizzati alla sua inaugurazione: non viene per esempio messo nessun concierge, quindi chiunque ha libero accesso alla torre, e gli interventi di manutenzione vengono portati avanti all’insegna del risparmio, lasciando spesso i residenti senza ascensore, o senza luce o acqua. In breve tempo, quello che doveva essere il fiore all’occhiello dell’edilizia popolare di Londra viene ribattezzata la “Tower of Terror”, in cui violenza, degrado e traffico di droga sono all’ordine del giorno e in cui gli abitanti non si sentono al sicuro. Sembra addirittura che lo scrittore J. G. Ballard abbia preso questo edificio come ispirazione per il suo romanzo distopico High-Rise, del 1975, in cui un palazzo molto simile diventa teatro di alienazione, odio e sopraffazione reciproca tra i suoi inquilini.

Eppure a cambiare le sorti di questo edificio è stata innanzitutto l’istituzione di un comitato dei residenti, che porta a un netto miglioramento dell’atmosfera all’interno della torre: l’associazione facilita il dialogo con il comune riguardo agli aspetti più urgenti, e negli anni Ottanta l’edificio diventa ben più vivibile, con l’istituzione di una portineria all’ingresso, come da progetto originario, e maggiori dispositivi di sicurezza. Proprio in questi anni, poi, viene messo in atto il famoso schema del Right to buy sotto il governo Thatcher, con cui si implementava la possibilità, per gli inquilini che se lo potevano permettere, di riscattare gli affitti già pagati e diventare proprietari delle proprie abitazioni a un prezzo vantaggioso. Questa politica, vista come una facile mossa populista che giocava sul desiderio di molti di possedere la casa in cui vivevano, era volta a “liberare” lo stato di beni pubblici. Il Right to buy è ancora oggi in vigore, ed è stata vista come una delle cause principali della crisi degli alloggi che tuttora colpisce il Regno Unito. Ad ogni modo, nella Trellick Tower solo una piccola parte degli appartamenti è stata acquistata da privati, mentre il resto rimane tuttora proprietà del Greater London Council.

Con il passare dei decenni, il dibattito sulle qualità estetiche di questa torre non si è placato, così come si discute ancora sulla scelta di concentrare le case popolari in anonimi blocchi alla periferia delle grandi città, e gli effetti negativi che questo porta sulla vita delle persone, in particolare il modo in cui rallenta o impedisce l’integrazione e la mobilità sociale. Dagli anni Novanta in poi, comunque, la Trellick sembra essere stata rivalutata sempre di più, se non altro per la sua solidità strutturale e la qualità dei materiali fortemente voluti da Goldfinger, soprattutto se paragonati all’edilizia popolare successiva. Da decenni, infatti, le associazioni degli inquilini nel Regno Unito denunciano la scarsa qualità di molti degli alloggi a loro destinati dal comune, soprattutto per quanto riguarda la tenuta dei rivestimenti, soggetti a rapido deterioramento e allo sviluppo di umidità e muffe pericolose per la salute.

Per non parlare poi della sicurezza stessa degli edifici: coincidenza ha voluto che nel 2017 sia la Trellick che la Grenfell Tower, poco più a sud, abbiano subito un incendio al loro interno. Il primo, accaduto ad aprile, è stato causato da un mozzicone di sigaretta, ma non si è propagato grazie anche alla struttura in cemento; l’incidente alla Grenfell nel mese di giugno, invece, è stato causato da un guasto elettrico nei locali tecnici, e si è velocemente trasformato in tragedia, costando la vita a 70 persone e ferendone altrettante. Le successive indagini hanno evidenziato la pericolosità dei materiali a basso costo usati per i rivestimenti, che si sono rivelati altamente infiammabili – questo incidente ha dato inizio anche alla cosiddetta “cladding crisis” nel Regno Unito, cioè la crisi avviata dalla constatazione che centinaia di edifici fossero stati rivestiti nel corso delle ristrutturazioni con materiali economici e poco sicuri, e le conseguenti operazioni per la loro messa in sicurezza. Di questo e di altri problemi si occupa, ad esempio, la rete Tower Blocks UK, che dagli anni Ottanta porta avanti campagne di sensibilizzazione, raccoglie materiale di archivio e fornisce strumenti di assistenza tecnica e legale ai residenti delle torri residenziali nel Regno Unito.

Insomma, in mezzo a mode, stili e favori che vanno e che vengono, la Trellick Tower continua a stagliarsi nel cielo di Londra, e, non fosse altro, sicuramente le va riconosciuto ancora il merito di accendere riflessioni e dibattiti su quel che resta oggi dei principi dell’edilizia residenziale pubblica di un tempo, in un contesto urbano sempre più mangiato dalla gentrificazione e dalla speculazione edilizia.

Letture/visioni consigliate:

Andy Beckett, “The right to buy: the housing crisis that Thatcher built”, Guardian, https://www.theguardian.com/society/2015/aug/26/right-to-buy-margaret-thatcher-david-cameron-housing-crisis

Sarah Gainsforth, Abitare stanca. La casa: un racconto politico, effequ, 2022

“Goldfinger’s Trellick Tower”, Robslondon, https://www.youtube.com/watch?v=MqQQZ4yWO_Y

“The Great Estate: The Rise and Fall of the British Council House”, Michael Collins, https://www.youtube.com/watch?v=_NgGgZUroHk

J. G. Ballard, High-Rise, Jonathan Cape, London, 1975

https://www.towerblocksuk.com/