
Anche oggi ci troviamo a Londra, e rimaniamo nella zona ovest. Poco sotto Notting Hill infatti troviamo un angolo dove il tempo sembra essersi fermato: Hammersmith. Situato proprio sulle sponde del Tamigi, questo quartiere vanta un caratteristico e bellissimo ponte di fine Ottocento, attualmente in restauro, tranquille passeggiate lungo le rive del fiume, innumerevoli charity shop sulla via principale, King Street, tra cui Books for Amnesty, che da solo meriterebbe una visita, e storici pub, qualcuno rimasto ancora indipendente. Ma noi in realtà siamo qui per seguire le tracce di uno dei personaggi più eccentrici e al tempo stesso emblematici dell’Inghilterra vittoriana: William Morris. Andiamo infatti a visitare la William Morris Society, fondata nel 1955 e ospitata nella Kelmscott House, uno dei diversi luoghi, a Londra e dintorni, rimasti indissolubilmente legati alla storia umana e politica di questa figura poliedrica.
William Morris è stato scrittore di prosa e poesia, attivista, artista figurativo, artigiano, tipografo e altro ancora. Oggi è soprattutto conosciuto come uno dei fondatori del movimento artistico inglese Arts and Crafts, che, nell’era del boom industriale della metà dell’Ottocento, voleva opporre alla produzione in serie e allo sfruttamento dei lavoratori la riscoperta dell’artigianalità e del bello accessibile a tutti. Simbolo di questo movimento è stata infatti la wallpaper, la carta da parati con motivi floreali che permetteva di abbellire e personalizzare uno spazio domestico a prezzi relativamente bassi. Ma l’attività artistica e sociale di Morris non si è certo fermata a questo movimento. Proviamo allora a ripercorrere alcune tappe cruciali della sua vita.
Morris era nato in Essex da una famiglia benestante; da subito appassionato di lettura, di vita all’aria aperta e di architettura, a vent’anni inizia i suoi studi classici all’Università di Oxford. Oxford cambierà la sua vita: non tanto per le lezioni, che trova antiquate e noiose, ma per i giovani intellettuali che lì incontra, appassionati e pronti a rivoluzionare il mondo dell’arte, tra cui Edward Burne-Jones – che diventerà uno dei più apprezzati pittori pre-raffaelliti. In questi anni, Morris approfondisce la sua passione per l’arte gotica e medievale, nutrita con le letture di John Ruskin, e contempla anche, brevemente, di farsi prete anglicano per dedicarsi interamente alla cultura e allo studio – per poi cambiare idea del tutto, soprattutto qualche anno dopo, quando conosce e poi sposa Jane Burden, una ricamatrice di umili origini che diventerà una delle muse, appunto, dei pre-raffaelliti.
Durante l’apprendistato in uno studio di architetto a Londra, Morris matura un’avversione per l’ambiente caotico e inquinato della capitale. Con Jane infatti si trasferisce a Bexleyheath in Kent, poco distante da Londra, dove progetta e arreda personalmente, insieme a colleghi e amici, la famosa Red House, uno degli edifici manifesto dell’architettura Arts and Craft, oggi parte del National Trust e visitabile. La casa vuole essere un omaggio alla soggettività e all’anticonformismo, a partire dalla sua forma con pianta a L, e un tributo all’arte medievale nelle sue forme gotiche e decorative.
Nel 1861 poi Morris fonderà la Morris & Co., un’azienda di arredi e decorazioni, tuttora attiva, con l’ambizione di far riscoprire al pubblico la bellezza dell’artigianalità come professione creativa frutto del lavoro umano, in un’epoca segnata dalla produzione alienante e seriale dell’industria. La ditta si distinguerà subito per il suo recupero di arti “minori” come la decorazione sul vetro, la tappezzeria, e l’iconica carta da parati. Anche se l’obiettivo era quello di rendere accessibili questi prodotti al grande pubblico, la Morris & Co. finì per diventare uno status symbol della borghesia londinese. In questi anni Morris continuò a dividere il suo tempo tra la campagna dell’Oxfordshire e Londra, dove avviò vari progetti per rivitalizzare le antiche arti di decorazione, e in particolare la filatura e la colorazione dei tessuti, promuovendo un ritorno alle tinte organiche come alternativa ai composti chimici utilizzati nei processi industriali.
Nel frattempo, Morris non interruppe mai la sua attività di scrittore, pubblicando, tra gli altri, il poema epico The Earthly Paradise, ispirato a miti e leggende dell’antichità, News from Nowhere, un romanzo utopico basati su valori socialisti, numerose traduzioni dall’Old English, dal persiano, dal greco e dall’islandese, e varie raccolte di sue poesie. Sempre più era cresciuto poi l’interesse per la politica, a partire proprio dall’osservazione delle dure condizioni di lavoro degli operai nelle fabbriche. Anche tramite i suoi viaggi, in particolare due visite in Islanda, Morris entrò in contatto con il fermento socialista e anti-imperialista di fine Ottocento. Aderendo al primo partito socialista inglese, la Democratic Federation, Morris iniziò la sua carriera anche di oratore, tenendo discorsi in varie città per promuovere riforme nel campo del lavoro e dell’istruzione, e intervenendo a sostegno degli operai in sciopero, fino ad arrivare a fondare lui stesso poi, nel 1884, la Socialist League. Negli ultimi anni della sua vita, nonostante il deteriorarsi della salute, Morris continuò a viaggiare, recandosi in Francia e Norvegia, e ad occuparsi di progetti creativi e politici. Nel 1894, ormai un personaggio pubblico, rifiutò il titolo di Poeta Laureato di Gran Bretagna e Irlanda ribadendo le sue convinzioni anti-monarchiche e anti-imperialiste, e nel 1896 morì di tubercolosi.
Andiamo dunque a visitare la Kelmscott House, ultima dimora di Morris. La casa è raggiungibile con la metro o bus in mezz’oretta dal centro di Londra. Vi consiglio di andare in un giorno di sole per gustarvi il quartiere e fare una passeggiata sul Tamigi fermandosi magari a mangiare in un pub all’aperto.
La William Morris Society è ospitata all’interno della coach house della villetta, cioè la zona che un tempo fungeva da rimessa per le carrozze. Si trova infatti al piano terra e al seminterrato, mentre il resto della casa è tuttora adibito a residenza. Alla modica cifra di 3,50 sterline si può accedere alla piccola esposizione e alla biblioteca. Dei sintetici pannelli informativi illustrano le tappe principali della vita di Morris in quegli anni, ripercorrendo anche i concetti fondamentali della sua visione dell’arte e della società.

Quello che colpisce subito è l’atmosfera di calore data dalle tonalità delle pareti, che mettono in risalto le stampe esposte, molte delle quali sono i motivi floreali o astratti che Morris e i suoi collaboratori sviluppavano poi in carta da parati. Ma il senso di accoglienza è dato anche dai materiali degli arredi, che, in perfetto stile inglese, sono tutti di legno e su misura: i pavimenti, i rivestimenti, gli infissi. Osservando poi alcuni dettagli, si nota che le sedie sono proprio quelle progettate dalla Morris & Co., essenziali ma artigianali, e le tende, va da sé, sono fabbricate con i motivi che hanno reso lo stile di Morris famoso in tutto il mondo. In una piccola sala che dà sul retro della casa, si può ammirare uno dei cataloghi della ditta, che è un vero e proprio tripudio per gli occhi.




Scendendo al piano inferiore, una piccola sala racconta uno degli ultimi capitoli della storia professionale di Morris. La casa in cui ci troviamo, infatti, fu anche la sede della Kelmscott Press, una casa editrice che l’artista volle creare per contribuire a diffondere bellezza anche tramite l’arte della stamperia e tipografia artigianale. Nella sala troviamo un esemplare della stupenda macchina a torchio modello Albion, prima metà dell’Ottocento, lo stesso usato da Morris e colleghi per imprese titaniche come la stampa a caratteri mobili delle opere complete di Chaucer, del poema anglosassone Beowulf, nonché di molte opere di Morris stesso. Tutti i volumi pubblicati in circa dieci anni di attività si distinguevano per una scelta minuziosa della carta, dei caratteri, dell’impaginazione e delle decorazioni, il tutto degno di veri e propri artisti rinascimentali e rigorosamente prodotto a mano.


Alla fine della visita, consiglio di prendersi un po’ di tempo per fare una passeggiata su entrambi i lati del Tamigi. Tornando verso la metro di Hammersmith, infatti, vale la pena percorrere il ponte di Hammersmith, uno dei più antichi ponti sospesi al mondo, in legno e ferro (1887).


Tornando sul corso principale del quartiere, Morris sembra comunque non volerci lasciare. Infatti, uno dei pub più frequentati della zona è proprio dedicato a lui. Anche se non volete bere, merita davvero entrare nel locale, che è letteralmente tappezzato di foto, curiosità e cimeli legati proprio alla vita di Morris e della sua cerchia sociale. In una specie di caccia al tesoro poi, i più curiosi saranno sorpresi di trovare un arazzo del nostro William nelle scale che portano ai bagni del pub. Posizione non proprio felice, ma di sicuro questo fa sì che molti, forse ignari, ci passino davanti tra una bevuta e l’altra.



Riuscendo poi su King Street, William ci guarda dall’insegna del pub. Chissà cosa pensava quando gli hanno scattato quella foto. Vedendolo posizionato così oggi, però, non posso fare a meno di immaginare che il suo sguardo intenso sia di sarcastica perplessità, come se volesse interpellare e, diciamolo, un po’ giudicare i passanti diretti a comprare articoli di fast fashion fatti in serie da lavoratori sfruttati a giro per il mondo – la cosa più lontana possibile da quegli ideali di bellezza artigianale e diritti sociali che Morris aveva tentato di diffondere per tutta la sua vita.
Letture/visioni consigliate:
The William Morris Society, https://williammorrissociety.org/
Anarchy and Beauty, William Morris and his Legacy, catalogo della mostra curata da Fiona McCarthy alla National Portrait Gallery, 2014
Paul Thompson, The Work of William Morris, William Heinemann and Viking Press, 1967
Pia Valentinis e Giancarlo Ascari, William Morris: Alla ricerca della bellezza perduta, 24 Ore Cultura, 2023.
William Morris and the Kelmscott Press: Typography as Art and Craft, https://williammorristypographyasartandcraft.wordpress.com/

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