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esplorazione di luoghi non comuni

#9 I Portici di San Luca, Bologna

Oggi facciamo un tuffo nell’estate e in Emilia, e andiamo a fare qualche bel migliaio di passi a Bologna. Ci avventuriamo infatti su per i famosi Portici di San Luca, perfetti per vedere la città da una prospettiva diversa, e magari per smaltire un po’ di tortellini. Si tratta di un itinerario pieno di suggestioni visive, non solo per l’effetto ottico e quasi ipnotico della profondità dei portici stessi, ma anche per la progressiva visuale che offrono sul centro storico dalla collina. Se poi ci andate, come ho fatto io l’anno scorso, ad agosto con trentotto gradi, le visioni mistiche durante la salita sono garantite… Se potete scegliere un’altra stagione forse è meglio, ma io avevo a disposizione quel momento e ne è valsa comunque davvero la pena – erano anni che ne sentivo parlare e volevo proprio andarci di persona.

I Portici di San Luca prima dell’Arco del Meloncello (Saragozza).

Quelli di San Luca sono infatti famosi per essere stati proclamati i portici più lunghi al mondo: contano più di 650 archi (il numero oscilla tra 658 e 666, a seconda delle fonti) e si inerpicano per 3.8 chilometri sul Colle della Guardia, fino al Santuario della Madonna, appunto, di San Luca, una meta di pellegrinaggio a partire dal XII secolo per l’icona conservata all’interno della basilica. L’affluenza di pellegrini diventò tale, nei secoli, da suggerire la costruzione di un percorso porticato per proteggerli dalle intemperie durante la salita, avviato nella seconda metà del Seicento. Per oltre cinquant’anni, enti privati e cittadini di ogni ceto contribuirono a finanziarne la costruzione supervisionata dall’architetto Gian Giacomo Monti, fino al suo completamento nel 1721.

L’arco del Meloncello, da cui inizia la salita a San Luca.
Il Santuario di San Luca.
Una vista sui dintorni da San Luca.
La fine dei portici.

Religione a parte, i portici di San Luca sono fin dalla loro costruzione ben presenti nella mente dei bolognesi: sono simbolo della città stessa (infatti, si possono scorgere sulla collina poco prima di arrivare a Bologna dall’autostrada), sono meta amatissima per camminate e allenamenti, ma sono anche popolare oggetto di superstizione dei cittadini, sia in positivo che in negativo – per alcuni infatti porta fortuna salirci prima di un esame, per altri si dice che porti male prima di traguardi importanti o recarvisi in coppia (a partire dal numero degli archi, che secondo alcuni è appunto 666, numero diabolico). In ogni caso, la salita fino in cima rimane tipicamente nel cuore di chi a Bologna ci ha studiato, perché da sempre è qui che per tradizione si viene a festeggiare con gli amici appena ci si laurea.

Una vista di Bologna dall’alto, durante la salita.

Se volete anche voi testare la fortuna, potete visitare questo luogo unico partendo a piedi dal quartiere Saragozza, dove inizia la parte in pianura, e poi passare attraverso l’arco del Meloncello, da cui inizia la salita a gradini.

Una piccola nota finale: la salita ai portici fa veramente saltare agli occhi un legame quasi viscerale che si crea tra i bolognesi o i visitatori e i portici stessi, e io l’ho riscontrato soprattutto nell’abitudine di scrivere sulle colonne le più svariate frasi, molte delle quali dedicate proprio a Bologna. Ve ne lascio una carrellata qui sotto, perché credo rappresentino bene quanto la città smuova qualcosa dentro a molte delle persone che ci passano come studenti, o magari perché ci vivono da sempre, magari perché in viaggio o in crisi esistenziale – durante un giro a Bologna le scritte sembrano proprio accompagnare chi cammina, suscitando una qualche riflessione o anche solo una bella risata.

Letture consigliate

F. Ceccarelli, D. Pascale Guidotti Magnani, Il portico bolognese. Storia, architettura, città, Bologna, Bononia University Press, 2021, pp. 127-128

Guida al Portico di San Luca. Dal Meloncello al Santuario, a cura di Alessandra Cleri, Bologna, Editrice Compositori, 2008


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