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esplorazione di luoghi non comuni

#11 Desire Paths – Ovunque

Piazzale Vittorio Veneto, Firenze.

Oggi lo decidete voi dove andiamo. Perché quello di cui si parla è un elemento del paesaggio che è tutto intorno a noi, ovunque: i desire paths. Con questo termine inglese molto suggestivo (‘sentieri del desiderio’), si indicano quei percorsi in uno spazio verde, naturale o urbano, creati spontaneamente dal transito di animali e persone. Questi sentieri esistono dalla notte dei tempi, da quando i primi esseri in movimento sulla terraferma hanno cominciato a spostarsi. Corrispondono infatti al percorso più ovvio, sicuro e rodato per farsi strada da un luogo a un altro, in cerca di cibo, risorse e riparo. Al giorno d’oggi, però, questi sentieri hanno assunto una nuova valenza: saltano infatti agli occhi per il loro divergere dai sentieri ufficiali pianificati dall’urbanistica moderna, e sono quindi diventati arterie di una contro-mappatura degli spazi, in risposta a progetti spesso calati dall’alto e non user friendly. Capita di frequente infatti che gli ‘addetti ai lavori’ non conoscano bene il territorio che vanno a progettare, e finiscano per tracciare percorsi che la maggior parte degli utenti a mobilità dolce (pedoni, persone con sedia a rotelle, passeggini, deambulatori, ciclisti e così via) non sceglierebbero mai perché non pratici, più lunghi o addirittura ostili.

Parco giochi lungo il fiume Arno, San Giovanni Valdarno.

Questi sentieri sono anche chiamati con altri nomi molto evocativi, tra cui ‘free will paths’ (sentieri del libero arbitrio), ‘pirate paths’ (sentieri pirati – uno dei miei preferiti), cow paths (sentieri per le mandrie), e altri ancora. Tutte queste espressioni sottolineano la volontà di potersi muovere nello spazio a proprio piacimento, senza seguire un tragitto imposto dalle infrastrutture ufficiali, soprattutto quando questo sembra andare contro l’esigenza stessa di chi vive quel luogo.

Sicuramente vi è capitato di individuare un tratto pedonale, in una zona urbana, che semplicemente non aveva senso in quel contesto e che infatti nessuno utilizzava, perché venivano subito solcate delle alternative più valide. Ma se volete farvi un’idea di quanto questo problema sia diffuso e sentito dalla persone, in rete potrete trovare innumerevoli esempi di epic fails in giro per il mondo – addirittura c’è una pagina intera di Reddit con oltre trecento mila iscritti dedicata ai desire paths, con contributi da ogni dove. 

Desire path, Piazzale Vittorio Veneto, Firenze.

Emergono però due contesti diversi per i sentieri del desiderio: quello della natura incontaminata e quello urbano. Quando parliamo di desire path nel mondo naturale, ci riferiamo alla traccia di una via ripetutamente intrapresa dagli animali selvatici o dalle mandrie in base al tragitto più pianeggiante, sicuro e sensato da seguire, più comodo e che crei minore dispendio di energie possibile. Successivamente gli umani hanno sfruttato queste vie, creando strade maestre e assi principali di spostamento per persone e mandrie proprio sulla base di quel tragitto già creato dal calpestio animale. È questo quindi l’ennesimo caso in cui si è alterato un equilibrio e ‘rubato’ il percorso migliore alla fauna locale, che si è vista invasa dalla presenza umana.

Desire paths, Arthur’s Seat, Edimburgo.

Nel contesto urbano e antropizzato, invece, i desire paths sono diventati i sintomi di una progettazione urbana non funzionale, che dà sempre e comunque la priorità alla viabilità motorizzata, lasciando se va bene un tragitto a margine per i pedoni, ma spesso a mo’ di contentino e senza una reale inclusione nella fruizione del luogo. Questi percorsi allora sottolineano il desiderio, appunto, di ribellarsi al tracciato prestabilito e di ribadire una propria libertà di scelta personale.

Non ultimo, il concetto di desire path è stato di recente anche utilizzato in ambito informatico, per indicare il comportamento e le scelte istintive delle persone nell’ambito della user experience e user interface, diventando quindi, anche in questo contesto, una metafora di buon senso e di risposta alle reali esigenze dei fruitori di un servizio. 

Piazzale Vittorio Veneto, Firenze.

Va detto che, per fortuna, sia in ambito digitale che urbanistico, sempre di più ci si è accorti che questi sentieri indicano una via preziosa per ottimizzare le risorse, e sono stati quindi utilizzati per co-creare soluzioni e dispositivi seguendo proprio le indicazioni degli utenti. Un esempio storico in ambito antropizzato è stata la progettazione dell’architetto Joseph N. Bradford, nel lontano 1914, per la Ohio State University. Bradford decise di non tracciare sentieri a priori, ma di lasciare prima che, per un periodo di tempo, gli studenti solcassero le vie più pratiche e piacevoli tra glie edifici. I sentieri per spostarsi da un lato all’altro del campus furono quindi resi ufficiali solo dopo che gli utenti, con i loro passi, li avevano ‘approvati’.

Insomma, la prossima volta che uscite a fare una passeggiata, che andate a lavoro, che percorrete un sentiero urbano o meno, è molto probabile che incontrerete un desire path. Magari sarà sul percorso della vostra prossima gita fuori porta, oppure nel vostro solito tragitto, e non ci avevate mai fatto caso. Non sarà difficile perché sono letteralmente tutt’intorno a noi. Magari d’ora in poi comincerete a notarli di più, e lo percorrerete con passo più consapevole. Se siete nella natura incontaminata, siate grati per tutto il non-umano che molto probabilmente ha solcato in origine quel tragitto per voi, e cercate di rendere la vostra presenza non ingombrante e silenziosa al massimo. Se invece siete in città, vi auguro che quando vedrete il prossimo pirate path lo riconoscerete e lo percorrerete in maniera ancora più compiaciuta.

Da San Giovanni Valdarno a Montevarchi.

Letture e visioni consigliate:

Jeremy Brown, ‘Desire paths: How UI designers can learn from the ways we walk around’, MEDIUM, 29 gennaio 2022

Francesco Careri, Walkscapes. Camminare come pratica estetica, Einaudi, 2006

Robert Macfarlane, The Old Ways. A Journey on Foot, Penguin, 2012

Mind The Map, Desire Paths: When Urban Planning Fails (Youtube video)

Reddit, DesirePath, https://www.reddit.com/r/DesirePath/